Mi hanno regalato un bonsai: per tutti coloro che per la prima volta incontrano un bonsai e hanno bisogno di qualche semplice ma utile consiglio per iniziare questa magnifica esperienza senza traumi e sopratutto senza... perdite!
Spesso ci è capitato di ricevere in regalo da amici “originali” o in occasione di vendite per beneficenza una di queste piantine di cui troppo spesso abbiamo sentito parlare ma dalle quali ci siamo tenuti alla larga pur apprezzandone la bellezza .
La convinzione che curare una di queste formidabili opere d’arte sia appannaggio di pochi eletti dotati di conoscenze particolari in campo botanico e, soprattutto guidati da un infallibile “pollice verde”, ci ha tenuti lontani dal piacere di apprezzare il bonsai per quello che realmente è ... una pianta.
Una semplicissima pianta, un essere vivente, un albero che, però, a causa delle sue dimensioni e delle particolari condizioni in cui dovrà vegetare, avrà bisogno di cure amorevoli e continue.
Nulla di trascendentale come i più sono portati ad immaginare, ma procediamo per gradi.
Stabiliamo che prevalentemente i bonsai disponibili a prezzi accessibili (nella nostra bella Taranto reperibili quasi esclusivamente negli ipermercati) appartengono a tre specie botaniche considerate “da interno” : Serissa (serissa fetida e variegata.), Carmona , Olmo e il più gettonato Ficus nelle più svariate cultivar (retusa, panda).
La prima cosa da fare è dare una opportunità di sopravvivenza al nostro piccolo “amico”.
Pochi sanno che le contorte piantine che troviamo esposte sui bancali degli ipermercati o sotto i gazebo per la raccolta fondi a favore di associazioni benefiche, hanno sopportato un lungo e travagliato viaggio che le ha portate da paesi come la Cina e la Corea fino a casa nostra.
Per sopperire alla mancanza di cure basilari come l’annaffiatura le loro radici sono state spesso arrotolate alla rinfusa in piccoli vasi pieni di argilla,ottima per trattenere l’umidità, che col passare del tempo diventa praticamente mortale e, a poco valgono i consigli degli improvvisati venditori “una volta alla settimana immergete il vaso in una bacinella di acqua e lasciatela per una decina di minuti”.
La prima cosa da fare quindi, appena la primavera lo permette, è quella di liberare le radici dalla morsa asfissiante dell’argilla.
L’operazione, se fatta con la dovuta delicatezza, risulta più semplice di quanto si possa immaginare:
- liberiamo la pianta capovolgendola e dando dei piccoli colpetti sul fondo del vaso;
-ammorbidiamo il pane di argilla tenendolo immerso in una bacinella di acqua:
-con cautela e servendoci di un bastoncino di legno (vanno bene anche i souvenir che “rubiamo” nei ristoranti cinesi) liberiamo le radici dalla terra facendo attenzione a spezzare il minor numero di capillari;
-una volta libere con una forbice ben affilata (e qualcuno consiglierebbe anche disinfettata) eliminiamo se necessario le radici più grosse e senza capillari;
-risistemiamo la piantina in un vaso (magari leggermente più grande del precedente) riempiendolo un po’ alla volta con del terriccio specifico per bonsai, che facilmente possiamo reperire anche all’ipermercato (meglio non fare nomi per evitare pubblicità gratuite).
Fatto questo, il bonsai va sistemato in casa, ma facendo attenzione a non posizionarlo vicino ad una fonte di calore (come un termosifone) né ad esporlo a correnti d'aria.
Inoltre, sceglieremo un luogo molto luminoso ma non attaccato ad una finestra dove batte il sole, perché il vetro funzionerebbe come una lente e rischierebbe di bruciare il nostro benamato. Meglio se in primavera/estate quando la temperatura supera i 15°, potremo, anzi dovremo, sistemarlo all'esterno in modo da permettergli di rinvigorirsi.
Scelta la nuova dimora del nostro pargoletto, ora dobbiamo imprimere nella mente la magica e fondamentale regola del bonsaista perfetto: non dimenticare di annaffiare il bonsai. L'annaffiatura è, infatti, fondamentale per il bonsai più che per le piante, perché il vaso che lo contiene dispone di ben poca terra che, soprattutto d'estate, si asciuga molto in fretta pregiudicandone la vita. Non bisogna, però, neppure esagerare, dal momento che alcune specie non gradiscono molta acqua. Vale comunque la regola di toccare il terriccio con le dita per capire se è umido o asciutto e quindi, se asciutto, annaffiare.
Utilizziamo un annaffiatoio munito di diffusore a getto fine, in modo da bagnare il terriccio uniformemente e senza smuoverlo.
Se tenuto in casa è altresì molto utile nebulizzare la chioma del bonsai o meglio ancora poniamo il bonsai in un sottovaso pieno di argilla espansa per evitare che la terra entri in contatto diretto con l’acqua delle annaffiature che si depositerà sul fondo e che evaporando creerà un microclima umido intorno al nostro bonsai... non preoccupatevi!! Perché col tempo sarete in grado di capire "ad occhio" le esigenze idriche, e non solo, del nostro prediletto.
Altra cosa importante, spesso dimenticata, è che il bonsai, non essendo un soprammobile, come ogni essere vivente ha bisogno di nutrirsi, e non solo di bere!! Dobbiamo, quindi, provvedere a fertilizzarlo periodicamente, di solito dall'inizio della primavera all'autunno inoltrato, escludendo i mesi più caldi dell'estate e seguendo le esigenze della specie in questione.
Come tipo di concime, data l’inesperienza iniziale consiglio uno a lenta cessione,magari organico che ci evita errori di somministrazione letali per qualsiasi pianta.
MoonlightShadow